Ultima modifica: 15 Marzo 2022
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150 anni di Piero Martinetti: il ricordo del nostro istituto

Nelle giornate, che potremmo definire martinettiane, del 7, 8 e 14 marzo si sono svolti in Aula Magna tre incontri per celebrare il 150esimo anniversario della nascita del filosofo cui è titolato il nostro istituto.

L’obiettivo è stato non solo quello di presentare l’alto profilo morale del filosofo e celebrarne il ricordo, ma anche, e soprattutto, quello di promuovere nei giovani quel desiderio di “rinnovamento morale”, quell’aspirazione ad “un nobile avvenire degno di uomini intelligenti e liberi” che, sempre, sono stati centrali nel pensiero e nell’insegnamento di Piero Martinetti. La presentazione di uomo giusto e attento agli altri uomini, nato e vissuto nel nostro territorio, intransigente nella difesa dei propri principi non può che essere propedeutica alla formazione di una coscienza critica e alla formazione del libero pensiero.

Lunedì 7 marzo, le classi quarte hanno assistito ad un Dialogo-lettura a cura dell’Associazione Culturale Pubblico -08 che ha presentato alcuni momenti significativi della biografia del filosofo alternati a letture vibranti di sue lettere e di passaggi dal “Breviario spirituale”.

 

Marco Peroni e Claudio Bovo con efficace capacità affabulatoria hanno raccontato il nostro territorio, il Canavese, che ha dato i natali a tante illustri figure, dimostrando di essere terra fertile di persone animate da interessi e da curiositas che hanno realizzato la loro “riuscita” nella vita, ben diversa e ben più nobile del “successo”.

Tra queste, Martinetti si distingue per la maestria, intesa come capacità e abilità del maestro nel trasmettere ideali, quali la coerenza con i propri valori di coscienza, guida retta ed indiscussa di azioni e scelte. Per la sua “potenza mite” nel dimostrare come la strada verso la libertà possa essere difficoltosa, ma seguirla sia un diritto ed un dovere per ogni uomo che voglia definirsi tale. Per la sua mitezza nel portare avanti scelte radicali. Per la sua chiarezza che è la virtù del filosofo, meglio del sapiens, fondamentale per comprendere e far comprendere. Per la sua capacità di guardare e osservare, non soltanto di vedere, il mondo che ci circonda e farlo proprio.

Martedì 8, le classi terze hanno incontrato la dottoressa Maria Cristina Fenoglio Gaddò, presidente della Fondazione Casa e Archivio Piero Martinetti ONLUS che ha presentato Martinetti come filosofo della libertà e come uomo radicato nel suo territorio e, al contempo, proiettato in una dimensione europea o, meglio, come spesso egli stesso era solito affermare “Io sono un cittadino europeo nato per caso in Italia”.

La presentazione di luoghi, momenti e persone significative per la sua biografia alternata alla lettura di passi scelti delle sue riflessioni ha permesso di tracciare, con chiarezza mirevole, il profilo di un uomo dalla religiosità laica, di un intellettuale rigoroso, votato alla formazione delle coscienze, esempio di coraggio morale e di intransigente fedeltà ai valori della giustizia e della libertà, tanto più significativi in questi tempi complessi, in cui non è facile, soprattutto per i giovani, sostenere le proprie posizioni senza omologarle a quelle dei pari.

La relatrice ha sottolineato inoltre come l’apertura intellettuale del filosofo sia stata favorita, a partire dall’infanzia, dalla famiglia ed in particolare dalle donne che la componevano, libere pensatrici e decisamente anticonformiste per i tempi. Negli anni poi la sensibilità per gli altri e il loro dolore, e la tensione verso la ricerca del sé ad una più alta dimensione si sono acuiti rendendo Martinetti un maestro di vita civile.

Lunedì 14, le classi quinte hanno incontrato il professor Claudio Borio dell’Università degli Studi di Torino che, coadiuvato dalle professoresse Francesca Lapolla e Daniela Neirotti, docenti di storia e filosofia nel nostro istituto, ha presentato il valore morale del “giuramento rifiutato” e le considerazioni etiche che hanno portato Martinetti, coerentemente con le proprie idee e la propria coscienza, ad essere uno dei 12 docenti universitari che si rifiutò di firmare il giuramento di fedeltà al regime fascista.

Dopo aver richiamato i tratti peculiari del pensiero del filosofo e il quadro storico – culturale in cui è vissuto, i relatori hanno sottolineato come il filosofo, emblema del libero pensiero, non avrebbe mai potuto accettare di vedersi costretto a scendere a compromessi che avrebbero impedito la libertà di insegnamento e favorito l’”asservimento delle anime” italiane. In particolare, Martinetti si è dichiarato moralmente impossibilitato a firmare in quanto rinunciare alla propria coscienza sarebbe stato, questo sì, un atto illegittimo nei confronti di se stesso e di tutti quei giovani che avrebbe voluto formare al libero pensiero.

Con altrettante “parole forti” ha espresso “concetti chiari” nel Discorso agli Universitari Canavesani pronunciato proprio nel 1926 con il quale, rivolgendosi ai giovani, chiedeva loro di coltivare la cultura per permettere agli uomini di salvaguardare la coscienza libera e per fare del pensiero critico l’antidoto alla volgarità, alla grettezza e all’uniformità del sentire che potrebbero trascinare – rischio quanto mai possibile ancora oggi – l’umanità a quella condizione di barbarie in cui Stato, giustizia e società non rappresentano un valore.

Ai giovani di allora, e a quelli di oggi, è rivolto l’invito di pensare e di agire coerentemente con i propri pensieri in modo da essere uomini “nel vero senso della parola: il resto è gregge destinato a servire”.

Ferraris M.

 

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