Ultima modifica: 3 Giugno 2020
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Progetto Memoria: Goldkorn incontra in video-conferenza gli studenti della 4C.

28 MAGGIO 2020

SU INVITO DEL PROGETTO MEMORIA, GOLDKORN INCONTRA IN  VIDEO CONFERENZA GLI ALUNNI DELLA IV C, POI PROMETTE “VERRÒ DI PERSONA NELLA VOSTRA SCUOLA”

Una giornata particolare, quella del 28 maggio: la classe IV C indirizzo Artistico incontra il suo Autore, Wlodek Goldkorn, quello a cui si è ispirata per un lavoro tra i più impegnativi dell’anno: l’illustrazione, o forse sarebbe meglio dire il commento, suggerimento di situazioni e temi di un racconto, di una geografia della Shoah.

Non è il solito collegamento tra alunni e insegnante della consueta videolezione di fine lock down, tra allievi intermittenti e insegnante arrancante sul monitor: siamo tutti attentissimi ad accogliere il Progetto Memoria che ci parla attraverso il suo Presidente Lello Dell’Ariccia, sopravvissuto all’Olocausto, la coordinatrice Sandra Terracina, la referente del progetto prof.ssa Esposito, assolutamente distanziati tra Firenze, Roma, Sorrento, noi del Liceo Martinetti dispersi nel remoto Canavese eppur tutti incredibilmente concentrati ed uniti in questo “fare memoria” ispirato dalla lettura di un testo tanto complesso e coinvolgente, “Il bambino nella neve”.

Wlodek Goldkorn, (senior editor dell’Espresso e scrittore) è un signore affabile, rassicurante e quasi paterno mentre esorta i ragazzi: “le uniche domande sciocche, potete credermi, da giornalista – dice ai ragazzi – sono quelle che non si fanno”. Invece esitano, titubanti, parlano per loro i disegni che, dice Wlodek, lo hanno commosso. Difficile intercettare la memoria, impresa ardua connettersi, dall’esterno, all’unicità della Shoah che tuttavia, secondo Wlodek, non va sacralizzata ma “usata” a fin di bene per restituire un senso etico alle nostre azioni. Forse proprio questo approccio fenomenologico, di sommessa intrusione in una memoria di seconda generazione che prova a riscoprire le tracce di luoghi e situazioni di per sé tanto eccezionali e non riducibili le une alle altre, è quello che consente ai lettori di IV C di restituire coi loro disegni attimi persuasivi, di comprensione e rispetto, quei terribili frammenti di memoria.

La vicenda del “Bambino nella neve” (o bambina? in termini esemplari dovrebbe prevalere, secondo l’autore, il pronome neutro della lingua polacca) non può essere “illustrata” fuori testo, ma colta empaticamente, per isolati momenti, che certo non pretendono di comprendere effettivamente vicende assolute, non riducibili le une alle altre quando ci mettiamo umilmente in ascolto dei superstiti e di una “seconda generazione” di testimoni che a loro volta debbano ritracciarne la mappa.

La prof.ssa Orsini, che ha spronato e poi accompagnato i ragazzi in questo percorso di tutto l’anno, li presenta ad uno ad uno accanto ai loro disegni tanto più evocativi in quanto ancora non così rifiniti dal punto di vista esecutivo (a causa del COVID-19 che li ha colti durante la coloritura), nella cui valutazione emerge la consapevolezza della drammaticità di circostanze che in quanto tali non si possono restituire integralmente. Lo esprime bene Ivan Curtetto, interrogando l’autore sulla difficile genesi del libro. “ Leggendo in classe alcuni brani del libro Il bambino nella neve – dice Ivan – mi ha incuriosito come sia nata l’idea di scrivere un libro di questo genere. Goldkorn mi ha risposto che non era del tutto convinto di scrivere il libro, ed è stato più volte spinto dall’editore Feltrinelli. Il risultato, secondo me, è una splendida testimonianza di avvenimenti passati riguardanti la Shoah e l’orrore nei confronti degli ebrei, non solo vissuta dallo scrittore stesso, ma anche da altre famiglie. Il libro funge quindi anche da biografia dei familiari dello scrittore. Questo libro ha un significato molto profondo e invito tutti a leggerlo”.

“E’ stato un onore e soprattutto un piacere – dice Ilaria Rizzo – poter svolgere una videoconferenza con gli organizzatori del Progetto Memoria e con Goldkorn, che ci ha deliziati con il suo carattere modesto ed alla mano, parlando con parole semplici non solo di Shoah ma anche della sua vita, con riferimenti legati all’amore per la moglie, ed addirittura di curiosità riguardanti la scrittura del libro stesso ed il lavoro di scrittore. Ha sottolineato come i giovani debbano ricevere una testimonianza del passato, per poterlo cambiare in meglio ed apprenderne gli errori, facendone buon uso ed esperienza. Una riunione molto interessante che si spera di poter godere al meglio una volta che sarà possibile incontrarsi dal vivo, senza l’ausilio di telecamere e microfoni, in modo da rendere l’esperienza più coinvolgente ed entusiasmante, quanto preziosa, di quanto non sia già stata”.

“Goldkorn – dice Luca Carta – si è dimostrato un uomo semplice e spontaneo nel rispondere alle nostre domande. Mi ha colpito molto il fatto che volesse mettersi quasi “al pari con noi”; questo è stato un modo efficace per avvicinarsi a noi ragazzi”.

“Questa esperienza – aggiunge Gaia Labartino – mi ha fatto crescere umanamente; il libro è stato commovente, coinvolgente e ne ho percepito un messaggio chiaro e fondamentale: dobbiamo avere memoria e non dimenticare gli errori del passato. Inoltre questo progetto è stato molto soddisfacente dal punto di vista didattico”.

Spiazza ulteriormente la prospettiva il nostro ospite e ormai amico Wlodek portandoci alla riflessione sul presente, nelle circostanze altrettanto assolute e uniche dell’attuale distanziamento sociale, di un paradossale esperimento di profilassi che rischia di trasformarsi in una colossale distopia: la più radicale, dopo quella nazista di negazione della vita stessa, una terribile sentenza di negazione della sostanza sociale, di quella relazione che soltanto ci rende umani. Ringraziamo Wlodek per le verità e i dubbi che ci faranno crescere, con la generosa promessa, da parte sua, di un prossimo vero incontro, riaperte le scuole, cessato il confinamento. Ritrovarci a Caluso, questo hanno promesso i vertici del Progetto Memoria e Golkorn stesso, nella nostra scuola, per formulare le domande ancora inespresse e tornare con lui a “fare memoria”, magari accompagnandolo sulle tracce di quei ragazzi polacchi della grande guerra sepolti alla Mandria, a Chivasso. Ragazzi polacchi arruolati, come i nostri, dall’uno o dall’altro degli eserciti ferocemente avversi: non però caduti sul campo, ma vittime senza ricordo di un’altra grande pandemia, quella, la prima, del 1918.

Docenti e allievi della classe IV C.

I disegni degli studenti.

Scansione 4 Mag 2020

 

 

 

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