{"id":7570,"date":"2019-01-04T13:15:51","date_gmt":"2019-01-04T12:15:51","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/iismarti\/?page_id=7570"},"modified":"2019-01-16T19:41:10","modified_gmt":"2019-01-16T18:41:10","slug":"caluso","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.iismartinetti.edu.it\/vecchio\/l-istituto\/caluso\/","title":{"rendered":"Caluso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Caluso\" target=\"_blank\">Caluso su Wikipedia<\/a><br \/>\n<img loading=\"lazy\" class=\" alignright\" src=\"..\/..\/wp-content\/statiche\/home\/caluso_veduta.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" \/><\/p>\n<p>Caluso \u00e8 un comune di 7.667 abitanti del Canavese, in provincia di Torino. Caluso possiede quattro frazioni, Rodallo, Ar\u00e8, Vallo e Carolina, e tre cascinali maggiori, Molliette, Borgata Cascina Nuova e La Tavalina. La particolare posizione geografica, sul versante meridionale esterno della morena che chiude l&#8217;Anfiteatro morenico di Ivrea, unitamente al particolare clima della zona, favorisce la coltura e la produzione di vini quali l&#8217;Erbaluce di Caluso e il Caluso Passito; per queste ragioni la cittadina \u00e8 sede dell&#8217;Enoteca Regionale del Piemonte e dell&#8217;Istituto professionale di Stato per l&#8217;Agricoltura e l&#8217;Ambiente &#8220;Carlo Ubertini&#8221;. In passato Caluso ha ospitato sedi e siti produttivi di importanti industrie multinazionali come General Electric, Olivetti, Honeywell, Bull, Compuprint.<\/p>\n<h3><strong>Storia e Battaglia di Caluso<\/strong><\/h3>\n<p>Le antiche origini di Caluso vengono fatte risalire alle popolazioni celtiche dei Salassi, in et\u00e0 preromana. I romani in seguito fecero di Caluso una cittadella fortificata cinta da mura e per questo la denominarono Oppidum Clausum, ossia &#8220;citt\u00e0 forte-chiusa&#8221;, da cui il nome Caluso, presumibilmente a presidio della strada per Eporedia (l&#8217;attuale Ivrea), vista la strategica posizione su un&#8217;altura dominante la pianura canavesana fino a Torino verso sud e la piana di Ivrea a nord.<\/p>\n<h3><strong>La battaglia di Caluso<\/strong><\/h3>\n<p>Il borgo di Caluso ebbe una forte importanza strategica in epoca medievale, nel Trecento, allorch\u00e9 divenne il vertice delle guerre per il dominio del Canavese, ben narrate dal cronista dell&#8217;epoca Pietro Azario nel suo &#8220;De Bello Canepiciano&#8221;.<\/p>\n<p>Il Canavese era al tempo un contado il cui dominio era spartito e conteso tra Conti di San Martino, di parte Guelfa, e i Conti di Valperga, di tradizione Ghibellina, alleati dei Marchesi del Monferrato; Caluso, come la defin\u00ec l&#8217;Azario &#8220;vasta e potente&#8221;, apparteneva ai ghibellini Conti di Biandrate. Con il loro espandersi, le due famiglie (di comune stirpe peraltro) vennero presto in conflitto e inizi\u00f2 una guerra fratricida nella pi\u00f9 ampia orbita delle storiche lotte tra guelfi e ghibellini; Caluso fu uno dei primi centri ad essere occupato dai guelfi conti di San Martino, i quali mossero l&#8217;assedio anche agli altri borghi e castelli del Canavese.<\/p>\n<p>Intervenne quindi Giovanni II Paleologo, Marchese del Monferrato che, avendo la sua capitale a Chivasso, confinante con Caluso, era intenzionato ad espandere i suoi territori e riportare il borgo sotto il controllo ghibellino. Dopo aver devastato i campi intorno a Caluso per indebolirla preventivamente, il Marchese si mosse alla conquista di numerosi borghi e castelli del canavese, quindi torn\u00f2 a Caluso e la strinse in assedio.<\/p>\n<p>In citt\u00e0 nel frattempo erano accorsi i massimi esponenti del partito guelfo del Canavese, tra cui lo stesso Conte di San Martino, i quali, sicuri della loro superiorit\u00e0 militare e certi della vittoria, decisero per la strategia di spalancare la porta principale della citt\u00e0 fortificata, abbassare il ponte levatoio e non schierare uomini a difesa della porta. Questo segn\u00f2 l&#8217;inizio della battaglia. I ghibellini schierati all&#8217;esterno delle mura, non vedendo uscire nessuno dal borgo decisero per l&#8217;entrata in forza lungo la strada diritta che gli si apriva davanti e che, in forte salita, attraversava alte case con logge difensive e portava dritta alla piazza principale; qui i ghibellini vennero con sorpresa attaccati duramente, subendo forti perdite.<\/p>\n<p>Respinti all&#8217;esterno e vedendo ancora la porta della citt\u00e0 spalancata, i ghibellini ritentarono per la seconda volta l&#8217;ingresso in forza, ma vennero nuovamente costretti a ripiegare all&#8217;esterno.<\/p>\n<p>L&#8217;occupazione del ricco borgo divenne a quel punto un imperativo, vedendo ancora la porta prepotentemente spalancata, per il timore del Marchese di essere tacciato di vilt\u00e0 per non essere stato capace di conquistare il borgo neppure con la porta aperta. Con un accorato discorso alle sue truppe, Giovanni II Paleologo gioc\u00f2 d&#8217;astuzia: un primo gruppo avrebbe preso il controllo dei bastioni della porta e, mentre l&#8217;armata sarebbe avanzata per la strada principale, altri avrebbero appiccato il fuoco alle case della stessa strada passando per le vie laterali. Mentre il borgo capitolava i guelfi si rifugiarono all&#8217;interno della roccaforte, nella parte pi\u00f9 alta del paese. Durante la notte per\u00f2 riuscirono a fuggire attraverso una breccia praticata nel muro esterno della fortezza. Caluso pass\u00f2 quindi ai Marchesi del Monferrato che, in seguito a patti stipulati con i Savoia, riuscirono ad avere per qualche tempo anche il controllo sulla citt\u00e0 di Ivrea.<\/p>\n<p>La Guerra del Canavese, culminata con la Battaglia di Caluso, ebbe una tale risonanza all&#8217;epoca che Dante Alighieri la cit\u00f2 nella Divina Commedia, a chiusura del Canto VII del Purgatorio: &#8220;Quel che pi\u00f9 basso tra costor s&#8217;atterra, guardando in suso, \u00e8 Guglielmo marchese, [padre di Giovanni II Paleologo] per cui e Alessandria e la sua guerra fa pianger Monferrato e Canavese&#8221;.<\/p>\n<p>Nel Cinquecento Caluso si trov\u00f2 di nuovo in mezzo a sanguinose lotte di successione, questa volta tra Francesi e Spagnoli, i quali smantellarono e neutralizzarono la rocca, che non fu mai pi\u00f9 ricostruita; la sommit\u00e0 della collina di Caluso \u00e8 tutt&#8217;ora caratterizzata dai ruderi dell&#8217;antica fortezza. Ebbero la meglio i francesi, i quali lasciarono il borgo al generale Carlo Coss\u00e9 de Brissac, il quale fece costruire il canale che attraversa il paese derivandolo dal torrente Orco presso Castellamonte, per irrigare i campi e dare energia ai mulini. Con la Pace di Cateau-Cambr\u00e9sis dell&#8217;aprile 1559, che riordin\u00f2 gli equilibri italiani ed europei, Caluso e il Piemonte tornarono definitivamente sotto la competenza dei Duchi di Savoia.<\/p>\n<p>Tra Settecento e Ottocento i Valperga, feudatari per conto dei Savoia, ampliarono il Parco del Palazzo signorile, sventrando e interrando l&#8217;intero quartiere a sud del palazzo fino alle mura di cinta meridionali, che servirono come muri di contenimento. Il Parco \u00e8 oggi un vasto e importante giardino botanico, ricco di particolari specie arboree.<\/p>\n<p>Dal 1927 al 1945 Caluso ha fatto parte della Provincia di Aosta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caluso su Wikipedia Caluso \u00e8 un comune di 7.667 abitanti del Canavese, in provincia di Torino. Caluso possiede quattro frazioni, Rodallo, Ar\u00e8, Vallo e Carolina, e tre cascinali maggiori, Molliette, Borgata Cascina Nuova e La Tavalina. 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